Il commento di Paul Renner

Bressanone e il nobile gardino: va evitato il turismo die massa.

l giardino dell’Eden è il simbolico luogo delizioso in cui Dio pose l’uomo e la donna affinché vivessero in armonia con il suo creato. Il loro egocentrismo e avidità compromisero tuttavia la situazione e portarono a quel primo peccato che, secondo la dottrina cristiana, ancora ipoteca e condiziona la storia del genere umano. Anche a Bressanone vi era un giardino di nobile origine, non appartenente a Dio ma al principe-vescovo, servitore dell’Altissimo e dell’Imperatore. Quando alcuni anni or sono si fecero pressanti le richieste di aprirlo al pubblico, si formarono subito due partiti: da una parte, chi voleva prestare particolare attenzione ai turisti e dall’altra, chi ai cittadini locali. La diocesi affittò il giardino al Comune per trent’anni, con la condizione che non venisse creato un parco di divertimento in stile Disneyland. La giunta comunale approvò nel marzo 2015 il progetto «freilich», parto di un gruppo meranese, che aveva vinto l’apposito concorso internazionale. Di lì a tre mesi le elezioni hanno portato a una nuova configurazione della rappresentanza dei cittadini, che ha imboccato una via diversa, ignorando la decisione maturata poche settimane prima e privilegiando il dispendioso progetto dell’architetto Heller.

Da allora si sono succedute iniziative estemporanee (come l’elefante di legno posto in mezzo al giardino stesso o la sua coltivazione con piante di canapa, fonte di non poche perplessità), che hanno visto la disputa tra le due fazioni farsi sempre più incandescente. Dispiace in modo particolare che non sempre le due visioni trovino adeguata e corretta presentazione delle proprie posizioni, specie per quanto concerne il partito dei «localisti», che non gode di appoggi dell’ala economica. Di recente, in epoca di lockdown, la diocesi ha concordato con il Comune di mutare il contratto di affitto in uno di usufrutto. Ciò comporta spese maggiori per l’amministrazione civica, ma anche una sua maggior libertà di intervento sulla superficie che ha in gestione. I costi che lievitano intorno al progetto Heller sono sempre più impegnativi. Anche se la Provincia ha garantito il proprio sostegno, in molti si chiedono se sia stato corretto tralasciare il progetto vincitore del concorso internazionale, per passare a quello attuale, senza dubbio più incisivo e oneroso.

Sono tanti infatti i cittadini che vedono con animo critico la trasformazione di Bressanone da cittadina con atmosfere medievali (Duomo e chiostro, Palazzo vescovile, Portici, conventi e case antiche), in polo di attrazione turistica che pende sempre più nella direzione di favorire tale fonte di introiti e di investimento. I brissinesi si sentono in certa misura un po’ privati della loro cittadina a dimensione umana, che sempre più conosce una promozione turistica massiccia, e vede arrivare non più i turisti di congressi e iniziative culturali di spessore, come era in passato, ma di fruitori «mordi e fuggi» di eventi quali il festival «Luci ed acqua» che si celebra in primavera.

Credo che tale abitato ancora a misura d’uomo vada maggiormente salvaguardato. E penso anche che i cittadini nelle elezioni del prossimo settembre faranno valere la propria voce per non ridursi a prestatori di servizi ma ad abitanti a pieno titolo e diritti della città che i loro antenati hanno costruito e conservato, ricca anche di spazi verdi accessibili a tutti, specie alle famiglie.

Paul Renner
editorialista del Corriere dell’Alto Adige

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maripa
maripa
3 mesi fa

Articolo illuminante che contribuisce a creare maggiore coscienza critica nei cittadini.
Proteggiamo e salvaguardiamo dunque questo antico Giardino,
gioiello prezioso, dalle mire di una lobby turistica appiattita sul
turbo-turismo, complice un’amministrazione civica poco sensibile e troppo
succube.

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